Barbara | un bacio che vale una vita

“Ha chiamato il dottore. Hai di nuovo la leucemia”

Certe brutte notizie non hanno un modo carino per essere comunicate, devono essere dette e basta. Non conta quali parole vengano scelte, non conta nemmeno il momento in cui le si dicono. Contano solo le persone che ti sono vicine, quelle che ti amano e che hanno la forza di dirti:

“Non ti preoccupare, affronteremo questa sfida assieme”

Barbara aveva già capito tutto dagli occhi della sua mamma, prima che lei glielo dicesse. Quegli occhi avevano un’intensità diversa quando succedeva qualcosa di brutto. Erano stati diversi anche cinque anni prima, quando a soli 17 anni un medico le aveva detto di immaginare di essere un prato. Questo prato era pieno di erbacce -il cancro-. Il diserbante per le erbacce -la chemioterapia- avrebbe ucciso anche i fiori del prato. Quella volta Barbara aveva pensato che la leucemia fosse una punizione. Una punizione per essere stata un’adolescente troppo spensierata, o magari perché aveva smesso di andare al catechismo. Ora quell’ingenuità la faceva sorridere. Aveva smesso di chiedersi perché la leucemia avesse colpito proprio lei. Ora si domandava come affrontare al meglio la situazione. Avrebbe dovuto lasciare il suo lavoro e anche il suo appartamento nuovo, appena arredato. Sarebbe tornata a casa dei genitori. Qui la sua mamma sarebbe di nuovo stata la sua infermiera. Ma anche l’amica-nemica contro cui Barbara, inevitabilmente, avrebbe sfogato tutta la sua rabbia e la sua frustrazione per la malattia. Si sentiva un peso sul cuore, avrebbe voluto che la sua mamma potesse essere una semplice mamma. Invece Barbara sapeva che sarebbe stata la sua valvola di sfogo in quelle giornate orribili, durante le quali più che il cancro ti uccide l’essere chiusa in casa o in una stanza di ospedale per settimane, mesi. E se c’era una cosa che Barbara odiava era la sensazione di buttare via il tempo. Cinque anni prima aveva pensato che i fiori del prato, di cui le aveva parlato il dottore, fossero i capelli. Invece poi, vivendo la malattia, aveva capito che ci sono cose, che la leucemia ti toglie, ben peggiori dei capelli. Ad esempio ti toglie la libertà. Di uscire con gli amici, di baciare il tuo ragazzo, di fare una vacanza, di avere una vita vera, di mangiare il sushi.

“Ciao. Stasera andiamo al giapponese. Dobbiamo festeggiare. Ci sei vero?”

“Cosa festeggiamo?”

“Ho di nuovo la leucemia. Da domani inizio la chemio e non potrò più mangiare pesce crudo.”

Quando l’amica riappese il telefono, mentre una lacrime le scorreva sul viso, sorrise. Barbara era fatta così. Gli esami del sangue dicevano che aveva la leucemia. E lei pensava al sushi. E agli amici. In quegli anni Barbara le aveva insegnato due cose: ad apprezzare la vita, sempre, anche quando sembrava far schifo. E poi le aveva insegnato come si fa a stare vicino ad una persona che ha il cancro. Aveva imparato che quello di cui ha più bisogno una persona malata è sentirsi viva, sentirsi normale. Perciò è necessario mettere da parte il timore di essere indelicati. Bisogna raccontare tutti i propri piccoli e stupidi, almeno all’apparenza, problemi. In questo modo chi è malato può vivere tramite le persone che gli stanno vicine. In realtà non tutti gli amici di Barbara erano stati presenti. Alcuni avevano smesso prima di andare a trovarla, e poi anche di scriverle. Da parte sua Barbara li aveva perdonati. Nonostante avesse sofferto molto, era riuscita a capire perché le persone si fossero allontanate da lei: perché avevano avuto paura. Paura di non sapere che dire. Paura di non sapere come si fa ad essere amici di chi rischia di morire. Non sapevano che i segreti sono due: usare la delicatezza e usare il cuore. In questo modo non si sbaglia quasi mai. E se si sbaglia si può sempre chiedere ‘scusa’. Ed ora, ora che il cancro era tornato, Barbara sperava con tutta sé stessa che gli amici non si sarebbero nuovamente fatti prendere dalla paura di starle accanto. Perché in fondo, lei lo sapeva benissimo, la parte più dura non è sapere se le percentuali di guarigione sono favorevoli o meno. Oppure sapere se c’è un donatore di midollo compatibile con te o no. La parte più tosta è quella che riguarda i rapporti umani. I rapporti con le persone che ti vogliono bene: la tua famiglia, i tuoi amici, il tuo fidanzato.

A 23 anni un ragazzo dovrebbe vivere una storia d’amore semplice e fresca, come quelle che vengono cantate nelle canzoni. Quando subentra la parola ‘cancro’ in una relazione, tutto cambia. Entrano in gioco dinamiche più grandi di te. E allora non dimostri più il tuo amore facendo una sorpresa alla tua fidanzata il giorno del compleanno oppure coccolandola sotto le coperte. Devi imparare a dimostrare il tuo amore in un altro modo. Un modo che prima non conoscevi. Ad esempio aiutandola a rasarsi la testa quando i capelli le inizieranno a cadere oppure facendola sentire bella anche se ha il viso gonfissimo a causa del cortisone. Dimostri il tuo amore trascorrendo giornate intere vicino al suo letto in ospedale, pregando Dio di salvarle la vita. Barbara sapeva quanto amore ci fosse da parte del suo fidanzato. Quanta tenacia servisse per darle tutto quel sostegno che lui le sapeva dare. Osservati dall’esterno sembravano i due protagonisti di qualche libro famoso, Romeo e Giulietta, Renzo e Lucia. E guardandoli era chiaro quanto quel legame andasse oltre l’amore. Era un legame più forte. Era un legame che li avrebbe uniti per sempre. Indipendentemente se la loro storia sarebbe proseguita o meno …

“È compatibile con sua sorella! Signorina, abbiamo trovato chi le può donare il midollo!”

La voce soddisfatta del medico la fece distogliere dai suoi pensieri. Finalmente una bella notizia. Avrebbero sostituito il suo midollo malato, con quello di sua sorella. La seconda tra loro quattro. Era proprio fortunata ad avere delle sorelle così, che facevano a gara per donarle il midollo. Non tutti i malati che conosceva avevano famigliari disposti a donare. Era tristissimo vedere figli che si rifiutavano di donare al padre o ai fratelli, perché si facevano divorare dalla paura di una puntura alle anche. Per di più per il donatore non era nemmeno un intervento pericoloso. Ma lei no. Lei era proprio fortunata.

Sono passati sei mesi dal giorno di trapianto di midollo. L’operazione è andata bene perché il nuovo midollo, quello della sorella di Barbara, ha ‘attaccato’ quello malato. Ci sono ancora molti rischi, e alcune conseguenze, dovute al trapianto, da curare. Ma se incontrate Barbara non lo pensereste. Perché lei sorride. Sorride sempre. C’è una cosa di Barbara che la leucemia non è riuscita a sconfiggere, ed è la leggerezza. Quella che solitamente si trova nelle persone che hanno una vita privilegiata, che non hanno grandi preoccupazioni. All’inizio quando mi raccontava di come non usasse la mascherina protettiva per uscire, nonostante le raccomandazioni dei medici, io ho scambiato questa leggerezza per incoscienza. E forse un pochino lo è. Ma poi Barbara mi ha spiegato meglio:

“A volte mi toglievo la mascherina e baciavo lo stesso il mio ragazzo, anche se i medici non volevano”

“Cosa rischiavi baciandolo?”

“Avendo pochissimi globuli bianchi rischiavo di prendere un’infezione, e quindi rischiavo di morire. Sembra un gesto da matti, però stavamo attenti che lui non avesse nessun virus. Per capire cosa si prova devi immaginare di non poter baciare il tuo ragazzo per due anni, è questa la vera cosa da matti…”

Ed è stato a questo punto della conversazione con Barbara, che anche io ho capito una cosa importante. Quando ti ammali di leucemia rischi due cose: di morire e poi che a morire sia la tua anima, il tuo spirito. Per la prima cosa ti affidi quasi totalmente ai medici, alla fortuna, oppure, se sei credente, a Dio. Ma per salvare il tuo spirito, per non deprimerti o riempire di tristezza le tue giornate sei solo tu che ti puoi salvare. E Barbara lo ha fatto, e continua a farlo. Ed è questa sua leggerezza che l’ha salvata. Ogni mattina, durante i lunghi mesi passati tra casa e ospedale, Barbara si vestiva bene, raramente indossava una tuta e mai rimaneva in pigiama; si truccava e si metteva lo smalto alle unghie.

“Sembrava che dovessi andare a fare una sfilata di moda, e invece ero diretta in ospedale per fare la mia dose di chemioterapia!”

Ed anche ora, appena il livello di globuli bianchi è più alto, Barbara esce e va a ballare con gli amici. E poi si è iscritta in palestra, perché vuole riappropriarsi del tono muscolare perso dopo il trapianto. Ecco Barbara è questa. Una normalissima giovane donna che prova ad essere felice ogni giorno. E anche se alcuni giorni sembra un’impresa impossibile, lei ci prova. Non sapendo che questa sua determinazione a rimanere viva è un po’ come una poesia. È un po’ come un bellissimo inno alla vita.

 

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14 commenti Aggiungi il tuo

  1. Martina ha detto:

    Una storia stupenda! Una protagonista e un’autrice meravigliose. Arrivederci Barbara❤

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie mille Martina!

  2. andrea ha detto:

    Carola hai un dono: dipingi le persone con le tue parole. In questo caso hai dipinto una dea,BARBARA!

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie di cuore!

  3. Francesca ha detto:

    Mi hai emozionata…

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie Francesca!

  4. Davide ha detto:

    ….caspita… Stupendo post e quanto fa riflettere sulla Vita….
    Grazie
    Davide ❤

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie di cuore Davide!

  5. Anonimo ha detto:

    Complimenti Carola…non conoscevo la storia di Barbara, una vera guerriera!!!

    1. Carola A. ha detto:

      Barbara è Fantastica! Grazie mille!

  6. Anonimo ha detto:

    Il mondo è diventato più povero senza una ragazza così!!!!!!!!RIP in pace angelo dal cuore immacolato!!!!!!!!

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