Sergio | mi sa che sono gay

1998

Sergio camminava a passo spedito. La strada era praticamente deserta. C’era un lieve affanno nel suo respiro, provocato più dalle emozioni che provava che dalla velocità con cui avanzava. Girò il viso indietro ancora una volta per controllare che non ci fosse nessuno. Nessuno che lo conoscesse per lo meno. Sentiva la maglietta che incominciava a pezzarsi di sudore sotto l’ascella. Maledisse mentalmente la sua psicologa che gli aveva dato quel consiglio. Perché le cose non potevano essere facili come per tutti i suoi coetanei poco più che ventenni? Sergio premette con l’indice il campanello del portone esattamente nello stesso istante in cui realizzò che non si era preparato nessun discorso da fare: avrebbe dovuto improvvisare. La voce gentile di una donna che chiedeva –chi è?- si fece attendere giusto pochi attimi più del dovuto. Attimi che sembravano eterni per Sergio. Attimi in cui pensò seriamente di andarsene, come se la sua mente non fosse pienamente cosciente del posto dove il suo corpo si stava recando. Mentre spingeva il portone per entrare notò che qualcuno aveva scritto con la bomboletta ‘FROCI’ proprio sotto la targhetta blu del campanello, che recitava: Arcigay Varese.

2016

Sergio è sul palco del locale. Le sue dita modulano i tasti del mixer variando i bassi della musica, le sue gambe si muovono in modo quasi autonomo al ritmo della canzone. I suoi occhi si guardando intorno, sorridono leggermente appesantiti dal trucco sulle lunghe ciglia finte applicate sulle palpebre. Però a Sergio non danno fastidio. Mentre balla la seta color lilla del suo vestito ondeggia attorno ai fianchi. Sergio è affezionato a quel vestito, glielo ha cucito la sua mamma. Che gran donna che è: cuce per Sergio vestiti colorati come se amare un figlio gay e pure travestito sia la cosa più naturale del mondo.

Invece no, non è naturale. E Sergio è uno dei fortunati nati in una famiglia che ha accettato la sua omosessualità senza farne né una tragedia né un motivo di vergogna. Sergio è un privilegiato. Da sempre. Fin da quando a 6 anni aveva chiesto a Babbo Natale la Barbie Sposa. E Babbo Natale gliela portò. Allora non poteva ancora capire che ‘Babbo Natale’ gli aveva fatto un regalo molto più bello della Barbie: due genitori in gamba. Molto in gamba, se confrontati a quelli che ancora oggi dicono di preferire un figlio drogato piuttosto che uno gay.

La storia di Sergio è una storia bella. Ride mentre racconta il giorno in cui si è presentato all’Arcigay. Aveva poco più di vent’anni e una gran paura di ammettere quello che le persone intorno a lui avevano già intuito. Quel giorno quando era entrato nelle sede dell’associazione era molto intimorito, ma riuscì a dire:

 “Buongiorno, mi sa che sono gay…”

Sperava quasi di sbagliarsi. Invece no, e una volta entrato nel mondo omosessuale capì subito che quello era il suo posto. Capì che essere gay e ammetterlo era una cosa che lo rendeva estremamente felice, come solo l’accettare chi si è può renderti.

Arrivarono, poi, il primo bacio e la ‘prima volta’ con un uomo, impacciata e romantica come lo sono le prime volte che si fa l’amore.

E dopo ci furono anche i travestimenti. Quasi per caso, per gioco. Ed è per gioco che è nata lei, La Minelli come la chiamano i suoi amici, la parte femminile di Sergio. È a lei a cui piace vestire con abiti da donna, è lei che si ferma ad ammirare le vetrine di scarpe con i tacchi ed è lei che compra un’infinità di ombretti e rossetti. Quando la Minelli si prepara nel retro del Salotto, che è il nome del locale dove si esibisce, la parrucca e i brillantini prendono pian piano posto sul viso mascolino. Sergio e il suo carattere un po’ timido, lasciano il posto alla Minelli, che è eccentrica, alle volte un po’ isterica e molto, molto attenta ai dettagli.

La Minelli mentre balla incrocia lo sguardo delle persone che sono venute a passare la serata al Salotto. Ci sono gli abituali, che la adorano, ci sono quelli che vengono da lontano, e poi ci sono anche quelli che, vedendola, si tirano una gomitata in segno di derisione. La Minelli sorride, le piace osservare come anche chi si dissocia dal mondo omosessuale non possa fare a meno di divertirsi in un locale gay. Tutti si divertono al Salotto. E lei ama più di qualunque altra cosa contribuire a questo divertimento. Ogni volta che il travestimento prende forma sul suo corpo La Minelli sprigiona qualcosa che Sergio non è in grado di fare. Si chiama fascino, ed è una miscela tra fragilità e forza che solamente una femmina può creare.

“Quando sono vestito da donna mi sento a mio agio, sto meravigliosamente bene!”

E forse è proprio questo il cuore di questa storia. Lo stare bene con se stessi. Capire quello che si è. Prima ancora che amarlo. Arrivare a comprenderlo alcune volte è semplice, altre volte meno. È sempre più facile se si è circondati da persone che non hanno fisime mentali. Persone che permettono agli altri di intraprendere il cammino alla ricerca di se stessi senza mettere ostacoli basati sull’apparenza più che sulla sostanza delle cose.

Vi auguro di essere amici, fratelli e genitori in grado di regalare la libertà di esprimersi a chi vi sta vicino. Ma soprattutto vi auguro di concedere questa libertà a voi stessi. Sergio lo ha fatto, lo continua a fare, per la verità, e il mondo intorno a lui è di mille colori.

Buona fortuna S. Tu sai perché.

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