Napoli | la mia prima volta

La curiosità è iniziata ben prima di partire.  Quando l’ennesima persona – con origini napoletane, questa volta – mi ha ripetuto:

“Stai attenta a non farti fregare!”

Ma fregare di cosa??

“Il mio dentista è stato derubato appena uscito dall’aeroporto. Ha preso un volo ed è tornato subito a casa traumatizzato!”

“Lo so che hai vissuto all’estero da sola e te la sei cavata, ma a Napoli sono diversi, hanno una furbizia incredibile. Riescono a fregarti insomma!”

Ed è con queste premesse miste ad un impercettibile senso di timore che sono scesa dal treno che da una grigia e ordinata Milano mi ha portata nella caotica città partenopea.

Quando arrivi a Napoli l’impatto è sempre forte. Soprattutto se decidi di raggiungere l’alloggio a piedi, tirando la valigia con una mano e sorreggendo con l’altra la giacca e la mappa della città. Tutto ciò sperando che nessuno noti il fatto che sei una turista: ‘Cerca di sembrare una del posto, altrimenti ti derubano subito! ‘

Le speranze di dare questa impressione erano riposte tutte nel mio ragazzo, F., dai tratti molto mediterranei. O per lo meno speravo che il suo metro e novanta di altezza e la barba incolta e nera fosse un deterrente per i tanto decantati mostri di bravura nello scippo.

Le mie aspettative erano una serie sconfinata di luoghi comuni, a partire dal fatto che la maggior parte dei napoletani non ha la minima idea di cosa sia la raccolta differenziata fino ad arrivare all’ostinazione tipica napoletana nel decantare Napoli come la più bella città del mondo. Per non parlare del fatto che, da vera appassionata della serie televisiva Gomorra, mi aspettavo una bella sparatoria. (Cosa che è effettivamente avvenuta durante la mia permanenza: 70 colpi di kalashnikov, senza morto alcuno fortunatamente, un ‘semplice’ atto di intimidazione tra clan. E dall’altra parte della città rispetto a me.)

Molto spesso accade che le aspettative vengano spazzate via davanti alla realtà delle cose, e così le idee e i preconcetti devono lasciare il posto alle esperienze.

La mia Napoli, o per lo meno quella che ho vissuto io durante questa vacanza, non ha completamente cancellato tutte le idee che v’erano nella mia testa sulla città. Penso tutt’ora che i napoletani abbiamo un senso di furbizia elevato e che qualunque milanesotto in giacca e cravatta possa essere fregato nel giro di pochi minuti. E di certo non posso negare che alcune zone della città siano piene di rifiuti a terra e che la regola sull’uso del casco sia alquanto opzionale.

Però ho imparato ad apprezzare, e spero di portarmene a casa un pezzetto, un senso di napolenitá che secondo me potrebbe e dovrebbe entrare nella lista delle 10 cose migliori da sperimentare a Napoli.

Questa napolenitá la si trova solo se ci si ferma a parlare con le persone per strada. Se si entra a mangiare nelle trattorie o pizzerie nelle vie secondarie, quelle che sono un po’ brutte a vedersi rispetto ai ristoranti nei vialoni mondani. La napolenitá, poi, la si trova quando si chiedono indicazioni stradali al posto che usare Google Maps, o quando ci si ferma a fare due chiacchiere con il barista o l’autista del pullman. Napoli la si capisce davvero – e ama davvero – se si prova a viverla meno come turisti e più come ospiti.

Se Napoli fosse una donna sarebbe una di quelle donne belle ma non perfette. Una di quelle che arrivano in ritardo e che hanno il sederone. Sarebbe una donna casinista e caciarona, ma estremamente affascinante.

Non tutti sanno coglierne il fascino, perché l’unicità di Napoli non sta solo nei bellissimi monumenti e musei. La meraviglia sta nelle persone, nei napoletani: sta nei bambini che giocano per le vie della città, o nei vecchietti che ti attaccano bottone. Sta nelle donne col trucco sempre perfetto, e nei ragazzini per cui ogni strada larga diventa una partita di calcio. Sta nelle persone che il sabato sera si ritrovano sul sagrato del duomo e passano la serata lì, con uno stereo, la musica e tante risate.

La meraviglia, soprattutto, sta nell’autenticità delle gente: all’inizio l’ho scambiata per maleducazione, poi ho capito che è un modo di essere. I napoletani non fanno sorrisetti falsi né dicono cose che non pensano solo per cortesia: i napoletani sono sfacciati. O li si ama, o li si odia. Io li amo.

Spesso si dice che se alcune bellezze italiane fossero gestite da popoli capaci di organizzare in modo più efficiente, l’Italia sarebbe una ‘macchina da turismo’ che funzionerebbe meglio. L’ho sempre pensato anche io. Dopo questo viaggio mi sono ricreduta un po’: Napoli è così bella perché è abitata – e colorata – dai napoletani. Una Napoli precisa ed ordinata, senza caos e senza clacson, perderebbe parte della sua avvenenza.

C’è un bel film – Benvenuti al sud – che dice:

“Chi viene a Napoli piange due volte, quando arriva e quando riparte.”

Io non ho pianto, però ora che sono tornata a casa e che scrivo con un sottofondo di musiche napoletane, ho un po’ di magone. M ven pur a mme na’ grandissima malincuni p’ sta città incredibil!

E’ diventato chiaro – ora – capire perchè ai napoletani ‘esiliati’ al nord manchi tantissimo la propria città: perchè è fantastica! E sono loro, gli abitanti, che la rendono tale!

Grazie Nicoletta, eterea dama campana, per essere stata un’ospite eccezionale.

Grazie Denise e Giancarlo, napoletani doc, per essere stati le nostre guide ‘da lontano’. Ma soprattutto grazie per farmi -e farci- sentire anche qui, nel cuore delle prealpi, un po’ dello spirito napoletano che ho tanto amato!

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Danilo ha detto:

    La ringrazio per la simpatia e ho molto apprezzato il tentativo di analisi della mia città, che non è semplice capire attraverso una visita più o meno fugace come la sua. Devo però confessarle che da napoletano continuo a non inquadrare il mio comportamento in molti aspetti che ha identificato come tipici della “napoletanità”. I napoletani sono tanti e per fortuna non sono tutti come la signora col sedere grosso di cui parlava. Sa, ce ne sono anche tantissimi il cui sedere è sufficientemente piccolo da passare inosservato, divertire di meno, risultare poco interessante. Moltissimi anche un po’ infastiditi nell’incrociare chi, provenendo da altri luoghi, si è munito di metro per procedere alla misura del loro sedere. I medesimi faticano anche un po’ ad accettare l’idea che il turista di turno arrivi a Napoli come se dovesse affrontare un safari antropologico. Ci piacerebbe essere guardati e considerati con l’occhio di chi comprende che le persone non sono tutte uguali, con la perspicacia di chi sa cogliere che certi mali della città non sono caratteristici dei “napoletani” ma la naturale tendenza entropica di un sistema troppo spesso ignorato da governi, locali e nazionali, a cui è sempre andato benissimo lasciare tutto com’è sempre stato. Repressione (vera, seria) e prevenzione della criminalità, interventi a sostegno dei disoccupati e delle fasce sociali a rischio, buona politica della gestione dei rifiuti e del territorio non hanno nulla a che vedere con pizza e mandolino, o con l’indole del napoletano che lei ha provato a descrivere non riuscendo (glielo perdono, non è facile) a liberarsi dello stereotipo neanche volendolo a tutti i costi. Sono dovuti solo alla latitanza dello stato, all’indifferenza del paese che si gira dall’altra parte e poi si bea a guardare “Gomorra” in tv. Non considerando, quel paese, che all’estero Napoli non è considerata una città-stato, ma parte integrante dell’Italia, e che l’Italia all’estero è giudicata anche guardando Napoli, la sua bellezza come i suoi mali. Non dimentichi che la debolezza dello stato ha permesso alla criminalità del sud di trovare terreno fertile e connivente anche in moltissime aree del nord, che a quanto pare hanno perso la verginità ma continuano a ostentare stomacante illibatezza. Un cordialissimo saluto

  2. Carola A. ha detto:

    Salve Danilo,
    la ringrazio per il suo commento. Ho letto con molto piacere, e assieme anche dispiacere per questo abbandono di cui Napoli è suo malgrado protagonista – anche per colpa di uno Stato che troppo spesso chiude gli occhi-.
    Mi permetto di sottolineare una cosa: se legge attentamente non ho parlato delle misure del sedere delle persone di Napoli, ma ho paragonato la città ad una generica donna, del Sud o del Nord che sia, immaginandomi come sarebbe la cittá se impersonificata da quest’ultima, diciamo che ho immaginato l’aspetto e il carattere di Partenope; e sono ben lontana dal pensare che tutte le donne di Napoli siano o debbano essere così.
    Detto questo ha ragione lei, Danilo, quando sottolinea che una manciata di giorni sono troppo pochi per poter avere e dare una descrizione reale di una città. Per questo motivo non mi sono permessa di farlo, soprattutto l’ entrare nei dettagli riguardanti i problemi profondi che pesano – come una spada di Damocle – su questa stupenda città. Quello che questo pezzo si proponeva di fare era quello di suggerire un modo per vivere meglio – da turisti – i pochi giorni di vacanza che le pause lavorative posso concedere. L’ho scritto soprattutto per questo motivo, e spero che per lo stesso (motivo) venga apprezzato. E giudicato!

    Grazie
    Carola

  3. giacomo DE TOMMASO ha detto:

    Salve Carola, in definitiva la sua analisi non soddisfa ed in fondo, al di là della rappresentazione simpatica dei napoletani, lei non ha fatto nulla per sottolineare che in alcune zone di Napoli la differenziata la si fa in maniera ancora più effciente della stessa Milano, che tra l’altro è la mia seconda città e che porto nel cuore.NOn ha sottolineato , nemmeno, che nella maggior parte della città la gente indossa il casco a differenza di cio’ che avveniva 15 anni fa. Non ha esaltato la modernità delle sue metropolitane e di altre grandi opere che Napoli seppe creare prima degli altri , e non le faccio nessun elenco perché mi annoierei. Credo che lei non abbia nemmeno osservato la bravura e l’organizzazione della nuova generazione di guide turistiche che portano il mondo nella galleria borbonica o al parco archeologico di Posillipo (dubito che lei ci sia stata !). Sui libri di storia, quelli veri, non quelli scritti dai piemontesi, potrebbe capire chi e cosa era Napoli, quando la maggior parte dell’italia era solo campagna. In fondo lei non è nient’altro che una milanese con dei pregiudizi assurdi ed anacronistici che si vanta di averli messi da parte ( e nemmeno tutti). Napoli non ha bisogno di Lei e della sua falsa ammirazione, fortunatamente Napoli è altro !
    Cordialità
    Giacomo DE TOMMASO

    1. Carola A. ha detto:

      Buongiorno Giacomo, ha ragione, Napoli e’ (anche) altro. Per me, fortunatamente, e’ stato questo 🙂 Le faccio un unico appunto, slegandomi dalla leggerezza (voluta) del mio scritto: nessuna citta’ (o Stato) puo’ permettersi di vivere nei bagliori della grandiosita’ del passato, l’innovazione e la modernizzazione sono processi fondamentali per non disperdere quello che di magnifico hanno costruito i predecessori. Non e’ forse questo il rischio che Napoli (e l’Italia intera) rischia di correre? Ci pensi su 😉

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