Annalisa | l’amore dopo l’abuso

Annalisa guardò la valigia aperta, la pila di magliette con l’etichetta 10-11 anni sembrava eccessiva rispetto ai giorni di vacanza al campo estivo. Non disse nulla alla sua nipotina, quello era il suo primo bagaglio ‘senza aiuti’ e lei, da brava zia, non avrebbe aperto bocca fino al controllo finale. Osservò distrattamente le trecce della nipote legate con due elastici colorati, e la sua mente tornò involontariamente ai pensieri che la facevano dormire male da una settimana.

“Zia, lo so che devi farmi il tuo discorsetto pre-partenze: si vede da come mi guardi!”

Annalisa si morse il labbro inferiore e si mise a ridere. Non voleva che la nipote percepisse la sua preoccupazione, ma le era grata per non aver aspettato che fosse lei a dover trovare le parole giuste per iniziare ‘il discorsetto’. Fu breve. Annalisa sapeva che ripetere troppi concetti ai bambini offusca il contenuto del messaggio. Ed in quel caso quello che voleva dire alla nipote era importante, importantissimo:

“Se qualsiasi persona fa qualcosa che ti dà fastidio, anche una carezza sulla testa, tu dillo. Dillo a quella persona così che non lo faccia più. E poi dillo alla mamma o alla zia. Nessuno può fare con il tuo corpo qualcosa che tu non vuoi!”

“Ma zia, anche le persone grandi non possono?”

“No, tesoro, neanche loro!”

Soprattutto loro. Annalisa pensò al momento in cui la sua nipotina sarebbe stata abbastanza grande da poter sapere quello che era successo a lei molti anni prima, quando era ancora bambina. Nel giro di qualche anno avrebbe raggiunto l’età in cui si può capire – e quindi spiegare – senza giri di parole chi sono e cosa fanno i pedofili. Come i Dissennatori nella celebre saga di magia Harry Potter, i pedofili succhiano l’anima delle loro vittime. Le lasciano incapaci di provare la felicità.

Annalisa sapeva perfettamente cosa significa non riuscire ad essere felici. Sapeva, più precisamente, cosa significa credersi così tanto sporchi e sbagliati da non meritarsela proprio la felicità.

Quando Annalisa era stata abusata per la prima volta aveva solo 8 anni, e stava giocando con le bambole. Lo zio, perverso e subdolo, l’aveva ingannata promettendole un bel gioco e l’aveva condotta dove le altre persone della famiglia non potessero né vedere né sentire. Questo zio, nella casa accogliente dei nonni dove Annalisa trascorreva i mesi di vacanza, la obbligava ad avere rapporti sessuali con lui, all’epoca ventenne. Portandola nella penombra della cantina di casa, oppure infilandosi nel suo lettino durante la notte. Ogni volta, ogni vacanza dai nonni – in estate e a Natale – gli abusi si ripetevano. Alla piccola Annalisa sembravano il dazio da pagare per poter riabbracciare i nonni quando la scuola finiva. In parte Annalisa si sentiva responsabile, quasi ‘complice’, di quegli atti, di cui – comunque – già a otto anni percepiva la malvagità.

Come capita a tutti i bambini – ma anche alle donne – vittime di abusi e violenze sessuali il ruolo fondamentale nel non raccontare l’accaduto lo gioca il senso di colpa. La piccola Annalisa si sentiva proprio così, in colpa, per ciò che faceva con lo zio. Aveva paura che la mamma si arrabbiasse con lei se le avesse confidato ciò che succedeva. Perciò taceva. Non ancora capace di riconoscersi come vittima, senza peccato alcuno. Annalisa, come fanno i pulcini quando i rapaci si avvicinano per catturali, rimaneva immobile e in silenzio anche quando lo zio si prendeva senza remore la sua dose di piacere.

Questo tipo di violenze, purtroppo, non passano quando terminano gli atti fisici. Nel suo caso, gli atti pedofili dello zio terminarono definitivamente con la confessione di Annalisa, ingenua e casuale, fatta alla sua mamma. Quello che non cessò, però, fu il senso di colpa, e di infinita inadeguatezza che trovò pieno sfogo più di dieci anni dopo, quando Annalisa era ormai una brillante studentessa universitaria di 22 anni.

Esistono un’infinità di modi e sfumature che la mente cerca per provare a liberarsi di un dolore insopportabile. I modi che Annalisa inconsapevolmente utilizzava erano tanti. C’era la ricerca del controllo, che era diventato controllo su ciò che mangiava – quasi nulla – e poi, poco a poco anoressia. C’era il bisogno di lavarsi di dosso le cose sporche fatte con lo zio facendosi tre docce al giorno come se il sapone mischiato con l’acqua potesse lavare via anche i ricordi impressi indelebilmente nella mente. E poi vi erano il bisogno di dormire con la luce accesa. Le abbuffate di cibo per colmare il vuoto lasciato dalle violenze. La necessità di isolarsi, per paura che qualcuno scorgesse lo ‘sporco’ incancellabile lasciato dagli anni di abuso. Le storie d’amore sbagliate…

Mentre Annalisa mi raccontava, sul suo bellissimo viso che non dimostra i 40 anni appena compiuti, si percepisce che tutti questi orribili momenti fanno parte di un passato che lei considera remoto. Più che remoto nel tempo, remoto nella sua anima, che lei ha ricostruito pezzo dopo pezzo.

Si è fatta aiutare Annalisa, facendosi ricoverare in un centro per disturbi alimentari. Ha letto moltissimi libri sulla pedofilia e sull’anoressia. Ha cercato lo psicologo e la terapia migliore anche per poter ritornare a vivere la sessualità in maniera serena. Riuscendo a distaccare completamente quello che è stato l’abuso da quello che è e significa fare l’amore. Annalisa ha anche ripreso gli studi e si è sposata, con un uomo che ama immensamente.

Annalisa, finalmente ora, riesce a guardare se stessa nello specchio e sentire di essere una persona speciale.

Io direi, oltre che speciale, spettacolare. Soprattutto quando la si osserva parlare dei suoi progetti futuri, che hanno a che fare con la tutela dei bambini dai pedofili.

Annalisa accavallò le gambe e appoggiò su di esse i fogli con scritto il discorso. Lo aveva imparato a memoria, ma averlo davanti scritto le infondeva maggior sicurezza. Per la seconda volta nel giro di dieci minuti estrasse dal portaocchiali il panno per pulire le lenti. Lo faceva sempre quando era nervosa. Nonostante un po’ di fifa, si sentiva molto orgogliosa di essersi proposta per parlare del gruppo di ascolto di cui faceva parte: un’associazione nata per aiutare le vittime di abuso. Gli incontri si tenevano a Bergamo, ma arrivavano persone da tutta Italia. Annalisa sapeva perfettamente che in sala sarebbero state presenti alcuni uomini e donne che come lei erano stati abusati da piccoli. Sapeva anche che non tutti avevano avuto la possibilità e la fortuna di raccontare ciò che avevano subito. Annalisa voleva dar loro la possibilità di sentirsi meno soli tramite la sua testimonianza.

“Ed ora lascio la parola ad Annalisa. Attraverso il racconto della sua vita parlerà di come si può tornare ad amare e amarsi – in una parola, ad essere felici – dopo aver subito abusi.”

Annalisa si alzò in piedi e sorrise. Si sentiva pronta a donare la parte brutta della sua vita perché, attraverso quel racconto, diventasse qualcosa di positivo per qualcun altro: un esempio. Guardò negli occhi suo marito seduto in prima fila, lui le fece l’occhiolino e lei pensò a quanto fosse fortunata. Non tutte le vittime riescono a trovare l’amore, tantissime dopo gli abusi accettano e sopportando anche cose sbagliatissime come le botte e gli insulti da parte di partner violenti.

Anche questo faceva parte del solco profondo che l’abuso scava dentro le persone. Il credersi sbagliati e sporchi ha come diretta conseguenza l’odio verso se stessi. Questo odio, che fa sentire la vittima come un oggetto di poco valore, in alcuni casi conduce le persone a togliersi la vita.

“ […] Uscirne è un percorso lungo. Ci vuole innanzitutto il desiderio di salvarsi. Questo perché i momenti in cui sembra di non farcela sono tanti. Bisogna circondarsi di persone che ti vogliono bene e ti ripetono spesso – oltre a dimostrartelo – quanto tu sia speciale. Frequentare gli incontri organizzati dall’associazione Prometeo per me è stato fondamentale: conoscere altre persone che hanno provato le stesse identiche sensazioni che ho sperimentato io è stato l’unico modo per sentirmi – finalmente – capita. Che è poi la via giusta per eliminare la sensazione di solitudine nel combattere questa dura battaglia contro l’abuso! Quello che vorrei dire a tutti voi questa stasera è che nessun dolore è per sempre! Ed io ne sono la prova! […]”

Annalisa, negli anni, ha capito come la cosa peggiore sia il fatto che quando il pedofilo è in famiglia il suo alleato principale è la famiglia stessa, che per paura o per vergogna tende ad insabbiare e non denunciare il reato. Anche la società spesso è complice dei pedofili: lo è quando protegge il prete o l’allenatore di paese perché non vuole scandali, oppure lo è quando non si oppone ad una legge che permette al reato di pedofilia di cadere in prescrizione.

Lo siamo anche tutti noi, complici dei pedofili, quando preferiamo non parlare di questi argomenti scomodi. Quando nascondiamo la realtà con un velo di buonismo omertoso. È un torto alle vittime, perché in questo modo diventano sempre più invisibili. E, oltretutto, sempre di più.

Vorrei lasciarvi con le parole di Annalisa. Sono parte delle parole che mi ha confidato durante il nostro incontro. In un piovoso pomeriggio estivo. I miei occhi e i suoi occhi erano lucidi mentre parlavamo e ci confrontavamo su come fare a proteggere i bambini da questo lato schifoso di mondo che si chiama pedofilia:

“L’unico modo per aiutare i nostri figli e i nostri nipoti è aprirci ad un’educazione che parli – usando le parole corrette all’età del bimbo – anche di gesti e sensazioni brutte, da rifiutare. Bisogna insegnare ai bambini a raccontare le proprie emozioni senza vergognarsene o sentirsi in colpa. Dobbiamo impegnarci tutti in questo dialogo con loro, i genitori, gli insegnanti, tutti! Perché l’unica vera arma contro la pedofilia è la prevenzione!”

Grazie, stupenda Annalisa, per aiutare tutti noi a lottare per preservare l’ingenuità dell’infanzia delle generazioni che verranno!

 

*La terapia, che ha seguito Annalisa e di cui si parla nel racconto, si chiama EMDR. E’ una terapia che aiuta il paziente a superare l’abuso in tutte le sue forme (il senso di colpa, la vergogna, l’aspetto riguardante la sessualità, ecc.). Ecco il sito e la spiegazione dettagliata: Sito internet EMDR (apri→)
**Il sito dell’associazione Prometeo e ANVA –  Associazione Nazionale Vittime Pedofilia : Sito internet associazione PROMETEO (apri→)
La email per poterli contattare: prometeobergamo@yahoo.it
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15 commenti Aggiungi il tuo

  1. Paro Giada ha detto:

    Bellissimo racconto!Emozionante! Grazie Annalisa per il coraggio dimostrato e grazie Carola!!

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie mille Giada! 😙 Come dice la protagonista del racconto: “Di fronte alle storie di pedofilia o si apre il cuore. O si chiudono gli occhi.”

  2. dario v. ha detto:

    Bellissimo! Goditi questa felicità annalisa 😚😚😚😚

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie mille! 😊

  3. Elisabetta Fantini ha detto:

    Ciao vorrei sapere se ci sono altre sedi di Prometeo? Grazie

    1. Carola A. ha detto:

      Ciao Elisabetta, la sede principale dove si svolgono gli incontri è solo a Bergamo.
      Eventualmente, per informazioni più precise ti consiglio di contattare direttamente loro scrivendo una e-mail a prometeobergamo@yahoo.it

      Grazie, Carola

  4. Martina Esse ha detto:

    Meraviglioso!

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie mille! 🙂

  5. G7i6g7i9 ha detto:

    Grazie per questo articolo, la violenza psicologica che si subisce in questi casi e non solo è superiore a quella fisica, Annalisa ha avuto una forza tremenda dovuta all amore per la vita e credo sia anche grazie a questo che sia riuscita ad uscire da quell inferno……
    Grazie ancora

    1. Carola A. ha detto:

      Ciao Gianluigi, sì hai proprio ragione! Annalisa è stata brava ad avere la tenacia per uscirne. Ora è una donna felice, e la speranza di questa storia è che sia di esempio alle vittime che non hanno avuto la possibilità o la fortuna di raccontare gli abusi subiti. Il nostro desiderio, mio e di Annalisa, è che si facciano coraggio vedendo che il lieto fine esiste!!

      Grazie mille per la tua riflessione!

    2. Annalisa ha detto:

      Grazie Gianluigi..

  6. Complimenti x la forza d’animo. Scritto in maniera davvero commovente 🌷

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie mille! 😊😊

  7. Clara ha detto:

    Una storia intensa di emozioni, come donna e madre mi sento vicina ad Annalisa. Davvero brava tu nell’essere riuscita a trasmettere il dolore di questa donna, ma anche il coraggio e la forza con cui ha affrontato la sua vita.

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie mille Clara!! 😙

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