Eloisa | il 25 Novembre è (anche) per te

Questa é la storia di Luca, uno dei troppi uomini che picchiano. Di Eloisa, la sua ragazza. E poi è la storia di un’amica, che ha capito troppo tardi quale fosse la cosa giusta da fare.

L’amica sono io.

Eloisa è un nome di fantasia.

Luca, anche.

“Pronto? Carola, puoi venire subito da me? É successo un casino. Luca si é arrabbiato… mi ha picchiata…”

Sono rare le volte in cui non mi guardo allo specchio prima di uscire di casa, questa é stata una di quelle.

Ho guidato veloce, ben al di sopra del limite consentito. Ricordo le mie dita che tamburellavano nervose sul volante ad ogni semaforo rosso. Ricordo l’afa di Luglio. Ricordo il mio corpo e l’adrenalina che vi scorreva.

La mia agitazione non era totalmente frutto della telefonata concitata ed impaurita di Eloisa. Era frutto, anche, di quello che sapevo e che avevo taciuto.

Era iniziato tutto per caso, un amico di Eloisa mi aveva fatto una confidenza.

“E’ due anni che va avanti questa storia, Luca la mena! Ogni volta che é nervoso o su di giri si sfoga su di lei… “

Allora, avevo avuto il sospetto che quel ragazzo mi avesse raccontato una bugia.

Eloisa era troppo bella, carismatica e intelligente per accettare una cosa del genere. Luca non lo conoscevo molto bene. Abbastanza per chiedermi cosa ci trovasse Eloisa in uno come lui. Era bruttino e arrogante, pensava solo a fumarsi le canne e a fare commenti denigratori verso Eloisa. A me non piaceva, ma non avrei mai pensato che lui fosse un violento…

Poi, però, un’altra vecchia amica di Eloisa mi aveva ribadito quell’impensabile verità:

“Sí, Carola, é proprio così. Ho provato in tutti i modi a convincerla a lasciarlo, c’ero anche riuscita. Luca più volte mi ha chiamata a casa, nel cuore della notte, mi ha minacciata di morte. É un pazzo. Lei per un po’ ha resistito, poi é tornata da lui. E a quel punto ha tagliato i ponti con me… “

Quando vieni a sapere una verità così riguardo ad una persona a cui vuoi bene, la prima sensazione è quella di sentirsi incredibilmente ingenui. La seconda cosa che succede è quella di provare a capire come comportarsi da quel momento in poi.

Le possibilità erano due: dire, o non dire ad Eloisa quello che sapevo. Preferii la strada dell’osservazione, scelsi questa via perché avevo paura di una negazione che avrebbe troncato da subito le mie possibilità di aiutarla.

Ai miei occhi Eloisa era una stupenda ragazza, emancipata. Non vedevo NIENTE che mi faceva pensare che lei subisse le botte. Avrebbe potuto mettersi con qualsiasi altro ragazzo. Avrebbe anche potuto andarsene via, perché aveva le possibilità economiche per trasferirsi dall’altra parte del mondo, se solo avesse voluto.

Era difficile immaginarsi che avesse un altro lato, o meglio, un’altra vita, che teneva nascosta.

Tra la mia scoperta e la telefonata, QUELLA telefonata, passò un mese.

Arrivai a casa sua con tanta paura, e anche tanti sensi di colpa per non aver fatto qualcosa prima.

Eloisa fissava il vuoto, le sue braccia erano piene di segni rossi, alcuni erano morsi, mi ricordo che potevo distinguere chiaramente l’arcata dentale sulla sua pelle chiara. Anche sulle gambe e sulla pancia c’erano delle escoriazioni. Quello che mi ha colpito di più però, è stata la sua reazione.

Sembrava spaesata più per la mia presenza, che per i segni che aveva sul corpo. Iniziò da subito a giustificare Luca, era palese che si era pentita di avermi chiamata.

Era successo tutto da poco, Eloisa e Luca avevano organizzato una grigliata a casa di lei. Avevano invitato il gruppo di amici di lui. Luca aveva preso il cellulare di Eloisa e aveva letto alcuni messaggi che lei si era scambiata con un amico. Erano messaggi innocui, ma erano abbastanza per far scattare l’ira di Luca. E così lì, davanti a tutti, l’aveva spinta per terra e picchiata, con calci, pugni e morsi. Gli amici, vedendo che Luca non smetteva, l’avevano fermato, tenendolo fermo con la forza. Poi, anziché assistere Eloisa o fare qualsiasi altra cosa che avesse senso dopo quanto successo, avevano preso la carne e tutto il necessario per continuare la grigliata in un altro posto, e se ne erano andati via con il loro amico Luca, lasciando Eloisa da sola e dolorante.

Eloisa continuava a ripetermi che era la prima volta, che Luca non l’aveva mai fatto, e che lei non avrebbe dovuto messaggiare con quel ragazzo.

Lei diceva che Luca era solo un uomo geloso. Io le ripetevo che uno che si comporta così è un violento, e che avrebbe continuato a picchiare.

Quel giorno feci il mio primo errore.

Eloisa mi prometteva che avrebbe lasciato Luca. Io mi intestardii nel convincerla che lasciarlo non sarebbe stato abbastanza. Le dissi che avrebbe dovuto denunciarlo. Le dissi che non denunciarlo l’avrebbe resa responsabile quando lui avrebbe picchiato la sua prossima fidanzata, o magari  i suoi figli, in futuro.

Convinsi Eloisa ad andare dai carabinieri, ce la portai io. Purtroppo portai una persona che non era davvero convinta di denunciare. E infatti non lo fece.

I carabinieri ci spiegarono che per denunciare serviva il referto medico del pronto soccorso. Quindi, in ordine,saremmo dovute andare in ospedale dove un medico avrebbe visitato Eloisa, scrivendo le contusioni che riportava. Dopodiché avremmo dovuto dichiarare che quelle contusioni erano causate da una terza persona (e non, ad esempio, da una caduta accidentale). Allora, a quel punto, saremmo dovute tornare dai carabinieri, lasciare il referto e il nome dell’aggressore.

Ecco come si fa a denunciare un uomo violento. Ecco quello che noi non abbiamo fatto. Eloisa si rifiutò categoricamente di venire al pronto soccorso. Mi disse che voleva riposarsi e che ci sarebbe andata più tardi. Era una bugia.

Da quel giorno Eloisa, non mi parlò più.

Furono inutili le mie chiamate e i miei messaggi, non mi rispose più. Ed io, ad un certo punto, lasciai perdere.

Quello fu il mio secondo errore.

Avrei dovuto raccontare quello che era successo ai suoi genitori, e invece, ancora oggi, mi sento in colpa per non averlo fatto. Un tentativo in più, in questi casi, non è mai troppo.

Quello che è avvenuto dopo, lo sono venuta a sapere tramite amici comuni.

Eloisa ad un certo punto, alcuni mesi più tardi, lasciò Luca, si mise con un bravo ragazzo, che le voleva bene veramente, e denunciò il suo ex fidanzato. Luca impazzì, iniziò a screditarla. Pubblicò su internet un video porno che aveva obbligato Eloisa a girare quando stavano assieme. Raccontò storie false su di lei e iniziò a pedinarla. Lei si traferì in un’altra città, e per un po’ le cose andarono bene. Il nuovo fidanzato era davvero una brava persona, e il processo iniziato grazie alla denuncia di Eloisa procedeva senza intoppi.

Ad un certo punto, però, come se fosse sotto un incantesimo malefico, Eloisa lasciò il suo nuovo ragazzo, ritirò tutte le accuse contro Luca e poco dopo si traferì con lui all’estero.

Purtroppo in questi casi la giustizia non può fare molto, nonostante le prove già acquisite degli atti violenti di Luca il processo non poteva continuare senza la denuncia della parte offesa.

Da allora, di Eloisa non ho saputo più nulla.

Non so dove sia e con chi. Non so se subisce ancora le botte oppure se ha avuto modo di chiudere per sempre la storia malata con Luca. Non so più niente.

Il 25 Novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Ho scelto questa occasione per raccontare questa storia che mi ha coinvolto personalmente.

Ho deciso di raccontarla pubblicamente per due motivi.

Vorrei chiedere scusa ad Eloisa per non aver fatto uno, due, cento tentativi in più. Per essermi arresa e per non averla più cercata.

Ai tempi avevo 21 anni. Pensavo che una parte di colpa fosse di Eloisa, perché le botte, se continui a stare assieme ad uno così, un po’ te le cerchi. Allora non avevo idea di cosa fosse veramente la violenza e dei meccanismi malati che mette in atto.

Avrei voluto che qualcuno me lo avesse spiegato prima.

Ed è questo il secondo motivo per cui ho raccontato questa storia.

Perché c’è bisogno che i ragazzi e le ragazze vengano educati ed informati riguardo alla violenza. C’è bisogno che se ne parli nelle scuole, che questo argomento non venga lasciato al caso, alla coscienza personale o al buon senso. 

Tutti dovremmo crescere sapendo che la maggior parte delle volte non si può salvare velocemente una persona che subisce violenza, quasi sempre l’unica cosa che si può fare è rimanere vicini a quella persona, e avere pazienza. Fare in modo che non si isoli, e mentre continua a stare con quello stronzo di uomo che si meriterebbe la galera, provare a raccontarle che la vita è più bella di così. Che l’amore, quello vero, ti fa volare alto, non ti lascia i lividi.

Se lo avessi saputo prima avrei portato Eloisa in uno dei tanti centri anti-violenza. E poi avrei parlato subito con i suoi genitori. Perché permettere a Eloisa di nascondere le botte che riceveva è il vero errore grande che io ho fatto.

La violenza è amica dell’ignoranza, e del silenzio. Rompiamo questo legame!

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. roby ha detto:

    Grazie Carola. Fa tanto bene leggerti!

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie di cuore Roby!

  2. Perchè alcune donne stanno con uomini violenti? Visto da fuori sembra assurdo. Chi ti ama non ti picchia. Ma lacune credono di essere loro la causa, di essere sbagliate. Dietro la “facciata” di donne sicure e forti si nasconde spesso una persona che pensa di non valere ed allora…. si attiva una zip relazionale in cui si trova un uomo che confermi il nostro non valere. Tutto ha un senso… sono cresciuta convinta che meritavo gli insulti e le botte dei miei genitori e poi, quando da grande penso di trovare qualcuno esattamente diverso, trovo un uomo esattamente uguale e riconosco, mi riconosco…
    Possiamo però ridecidere, che valiamo, e che meritiamo un amore sano. Iniziare a stare distanti da questi uomini è già un primo ed importante traguardo.

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie Mauro per la tua riflessione. Aggiungo che un primo ed importante traguardo e’ anche quello di una societa’ che condanni SEMPRE le violenze. Un caro saluto, Carola

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