Erika e Alice | vivi ogni giorno come se fosse l’UNICO della tua vita

Questo è il racconto dell’amicizia tra due ragazze molto giovani e molto in gamba. Loro si chiamano Erika e Alice.

Scrivere, e leggere, questa storia è tosto. Perché Erika ha perso la vita il 7 Febbraio 2016 dopo un’agguerrita battaglia contro il cancro.

Però è anche una storia molto bella e molto leggera. Lo è per due motivi: perché le protagoniste hanno vissuto un’amicizia strepitosa. E poi perché insegna come si può vivere con il sorriso sulle labbra anche quando si sta combattendo contro la morte.

Questa è anche una storia piena di fotografie. Lo è il cellulare di Alice, e lo sono i muri della casa di Erika e la sua pagina facebook. Per questo motivo, tra le parole, sono state inserite delle immagini. Perché, per raccontarvi come sono andate le cose, le foto sono indispensabili.

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Quando Erika e Alice si sono conosciute era estate e loro frequentavano lo stesso oratorio. Erika aveva 14 anni, amava la danza e amava dire quello che pensava, sempre. Alice di anni ne aveva 15, amava fotografare, ed era molto riservata. La prima volta che Alice era andata a casa di Erika aveva sentito la musica alta, troppo alta, provenire dalla finestra aperta dell’amica. Quella volta si era chiesta se anche ai vicini che abitavano nell’appartamento sotto alla famiglia di Erika piacesse così tanto l’ultimo disco di Miley Cirus.

Col tempo Alice avrebbe scoperto che no, i vicini non gradivano per niente la musica di Erika, ma alla sua amica non importava un fico secco. Erika faceva sempre di testa sua e Alice, col tempo, avrebbe scoperto che questo modo di fare incredibilmente sfacciato a lei piaceva, piaceva un sacco.

E così erano diventate amiche, inseparabili.

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“Vi devo parlare.”

Quando le parole vengono usate in un certo modo, accendono dei campanelli d’allarme nella mente delle persone. Ed era stato così per Alice ed Emanuele. Entrambi avevano disdetto i loro rispettivi impegni per andare dove Erika li aspettava, su in piazzetta.

Erika, il cancro, lo aveva già avuto, e lo aveva già sconfitto, alcuni mesi prima. Sapeva perfettamente a cosa stava andando incontro. Sapeva che gli amici, i sorrisi e la famiglia sono le cose più preziose che hai durante i lunghi mesi di chemioterapia, soprattutto se il fisico diventa debole e devi abbandonare le tue passioni.

“Ragazzi, il cancro fottutissimo mi è tornato. Me lo hanno detto oggi…”

E’ strano come alle brutte notizie reagiamo sempre facendo delle domande, come se colmare i dubbi permettesse alla nostra mente di abituarsi all’idea in modo graduale.

Alice, all’idea che la sua migliore amica avesse il cancro, non si è mai davvero abituata. Lo si intuisce quando si chiede il perché di tutto ciò. Lo si vede chiaramente nei suoi occhi.

Alice, dopo le domande e dopo le lacrime (e la pizza mangiata tra le risate di Erika, che, comunque, era sempre la solita), quella sera aveva capito una cosa più importante del perché. Aveva capito che se si permette alla malattia di prendere il sopravvento sullo stato d’animo, la si lascia vincere. E allora bisogna adattarsi, cambiare i propri piani, partendo dalle cose più semplici, come ad esempio L’ESSERCI.

“Erika, quando inizierai la chemio, io salto un giorno di scuola ogni settimana e ti accompagno in ospedale…”

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E così è stato. Alice c’è stata. Una volta a settimana lei saltava la scuola per accompagnare Erika a fare la chemioterapia o le visite di controllo. E poi, ogni volta che aveva del tempo libero lo passava con la sua amica. Pomodoro e Kiwi, che sarebbero i rispettivi soprannomi di Erika e di Alice, sembravano due sorelle. Si divertivano, anche se erano in ospedale e anche se Erika era attaccata alla macchina per fare la sua dose di chemio. Alice avrebbe voluto pubblicare delle loro foto che ho dovuto scartare perché, in effetti, erano ‘un po’ troppo’. Ma è proprio quel po’ di troppo (divertimento) che le ha rese quella cosa straordinaria che sono!

Ci sono stati ospedali diversi, Milano prima, Varese poi. Ci sono state fasi diverse, alcune volte Erika stava meglio e si poteva uscire, altre meno. Ci sono stati giorni pieni di risate, e giorni in cui la malattia e le medicine rendevano Erika arrabbiata o stanca. Ci sono state grandi dormite sui letti dell’ospedale, figuracce di Alice causate dalla sua bassa pressione: “L’amica della Gibellini [che sarebbe il cognome di Erika] è svenuta, chiamate un’infermiera!”. E poi fiori e amici, come Simone, che si sono travestiti da pupazzi giganti per far ridere Erika, o come le sue compagne di classe che le hanno regalato una stella, una stella vera. Medici e infermieri simpatici, tatuaggi, selfie a tutte le ore. E poi, disegni sulla testa pelata di Erika, e, uno (anzi, due) desideri realizzati…

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Esiste un’associazione che si chiama ‘Make a Wish’, che si occupa di andare negli ospedali dove ci sono i bambini malati e fare in modo che il desiderio di ognuno di loro venga realizzato. Ci sono bambini che chiedono di incontrare il proprio giocatore o il proprio cantante preferito, altri che desiderano fare un giro sulla barca a vela o assistere ad una partita dell’NBA. Erika, quando si era ammalata la prima volta, aveva espresso il desiderio di fare la modella per un giorno. E così era stata portata con la limousine in uno studio fotografico, era stata truccata e pettinata, e dopo, vestita e fotografata con abiti stupendi…

Erika, poi, aveva anche un altro desiderio. Lei voleva (tantissimo) andare a Londra…

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“Pronto Alice? Lunedì partiamo, portiamo Erika a Londra…”

Esistono le pazzie che si fanno da giovani. Esistono le pazzie che si fanno quando si è innamorati. E poi, esistono le pazzie migliori, quelle che si fanno perché ci si rende conto che non si può proprio più rimandare un sogno…

Gibe, il papà di Erika, ha fatto la meravigliosa pazzia di portare Erika e Alice nella capitale inglese. Lo ha fatto in un momento delicatissimo perché in quel periodo avevano appena scoperto che le terapie non erano funzionate, che il cancro era diventato più forte. Erika lo aveva capito prima di tutti perché certe cose, se ascolti il tuo corpo, le puoi capire anche senza leggere gli esiti degli esami medici.

La pazzia di questo meraviglioso papà è stata anche l’ultimo grande regalo per la sua ‘bimba’, perché Londra, in un certo senso, è stata il saluto di Erika alla vita, quella sulla terra. Venti giorni dopo questo viaggio, il 7 Febbraio, il fottutissimo cancro se l’è portata via.

Alice mi ha raccontato con una lucidità sorprendente quelle ore, le ultime di Erika. Ho deciso di non scriverle però, perché, se ho capito qualcosa di Erika, lei mi avrebbe sinceramente mandata a quel paese se io avessi messo della tristezza in questo racconto…

Per questo motivo, questa parte, non la scriverò!

Continuo, invece, dicendovi ciò che è avvenuto dopo.

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Potrebbe sembrare un modo banale per alleviare il dolore per la perdita. In questo caso non lo è, in questo caso non è un modo di dire, affermare che una parte di Erika vive ancora.

Erika vive in ciò che è nato dal bellissimo progetto-evento “Fuck the Cancer”, che è stato organizzato grazie alla curva nord del Varese Calcio.

Il 21 Maggio 2016 sono stati raccolti più di 39 mila euro grazie alla vendita delle magliette autografate di un sacco di giocatori di calcio.

Questi soldi, assieme a quelli raccolti durante altri eventi, sono stati consegnati ad un’eccellente fondazione di Varese, ‘Giacomo Ascoli Onlus’, che li ha destinati alla costruzione di due camere sterili nel reparto pediatrico dell’ospedale Del Ponte di Varese.

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E poi Erika vive in Alice.

La paura più grande di Alice, me lo ha detto con un filo di voce, è quella di dimenticarsi dei momenti passati con Erika.

Questo, un po’, prima o poi, succederà. Quello che Alice non sa, però, è che Erika è già parte di lei. E questa è una cosa che non cambierà mai, nemmeno se Alice, un giorno quando sarà vecchissima, si scordasse il nome della sua Pomodoro.

Quando passiamo tanto tempo con una persona, quando ci litighiamo, quando ci divertiamo con lei, inevitabilmente ne assorbiamo i pensieri, i modi di dire e gli atteggiamenti. Per questo motivo Erika è in Alice. Per questo, Erika è nella sua mamma Angi, Erika è nella sua sorellina Sofia. Ed Erika è, nel suo papà.

Un pezzetto di Erika è in tutte le persone che hanno trascorso del tempo con lei. E il modo migliore per renderle onore, ma anche per rispettare la sua vita, è quello di vivere la propria, di vita, in modo gioioso. È quello di non sprecarne nemmeno un po’ di questo dono preziosissimo.

Ed è esattamente quello che Alice sta facendo.

Lei suona il pianoforte, perché la fa sentire meglio. Sorride quando guarda la luna, perché la luna le fa pensare ad Erika. E poi crede nelle coincidenze della vita, perché di coincidenze, in effetti, ce ne sono state un sacco. Alice a Marzo inizierà il corso per diventare volontaria in ospedale, portando un po’ di quella bellezza che ha condiviso con Erika, ad altre persone. Alice sta aspettando che le ricrescano i capelli per regalarli (di nuovo) all’associazione ‘Un angelo per capello’, che si occupa di donare parrucche ai pazienti oncologici che non possono permettersi di acquistarne una…

VIVI OGNI GIORNO COME SE FOSSE L’UNICO DELLA TUA VITA, è questa la cosa migliore che Alice, ed Erika, mi hanno insegnato!

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. sofy ha detto:

    Carola! Che meraviglia!!!!!!

  2. mara ha detto:

    Alice ed Erik a. ……. che forza d’animo!

    1. Carola A. ha detto:

      Confermo Mara! due giovani donne stupende!

  3. Andre#85 ha detto:

    WOW! che ragazze meravigliose… e giovanissime tra l’altro!

    1. Carola A. ha detto:

      hai proprio ragione, meravigliose 🙂

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