Sophie | la forza incredibile della volontà

Questa è una storia meravigliosa. Un po’ perché sembra più la trama di un film che una storia vera. E un po’ perché la sua protagonista, Sophie, è la testimonianza vivente che la forza di volontà è una risorsa incredibile!

 ∼ Adjamé, Costa d’Avorio, 2008 ∼

“Mi dispiace ma tuo padre non ce l’ha fatta. E’ morto.”

Sophie si sentì mancare l’aria. Trattenne il respiro come se anche il suo cuore si fosse fermato. Era troppo presto perché se ne andasse. Era davvero troppo presto! Sophie non aveva mai avuto un rapporto idilliaco con suo padre, era sempre stata una figlia cocciuta, e un po’ ribelle. E adesso che, da qualche mese, il rapporto con lui stava diventando sempre più bello e intenso, le sembrava che il tempo l’avesse beffata, portandoglielo via.

Il medico le disse che le ultime parole che suo padre aveva pronunciato riguardavano lei.

“Ha detto che sei un dottore anche tu, è vero? mi sembri un po’ troppo giovane…”

No, Sophie non era un dottore. Sognava di diventarlo. E suo papà aveva sostenuto fin da subito questo suo desiderio.

Appena qualche mese prima aveva mandato la sua candidatura all’ambasciata italiana che offriva la possibilità di fare il test d’ingresso di medicina ad un gruppo di studenti ivoriani, quelli più meritevoli. Lei era stata selezionata. Ma non aveva la minima idea di come avrebbe sostenuto le spese per andare in Italia e come si sarebbe pagata gli studi. Aveva due mesi per guadagnarsi tutti i soldi necessari. Aveva due mesi, anche, per imparare l’italiano tanto bene da saper comprendere i quesiti del test d’ingresso e le spiegazioni alle lezioni.

Sophie sapeva che ce l’avrebbe fatta, lo doveva a se stessa, e a suo padre. Si iscrisse subito ad un corso di italiano. Quando non studiava, lavorava. Quando non lavorava, studiava.

C’erano giorni in cui sembrava davvero difficile che il suo sogno potesse realizzarsi, non tanto perché stava imparando una nuova lingua, ma perché i soldi non erano mai abbastanza, nonostante lei facesse tre lavori.

Sua madre avrebbe voluto vendere la loro casa pur di permetterle di partire, ma Sophie si era rifiutata categoricamente di lasciare che sua mamma e le sue sorelle rimanessero in mezzo alla strada.

Era orgogliosa della generosità dei propri genitori: suo padre aveva sempre aiutato tutti. Ogni volta che riusciva a guadagnare dei soldi in più li dava ai parenti che ne avevano più bisogno di loro. E Sophie sperava di fare lo stesso, un giorno…

∼ Firenze, Italia, 2010 ∼

L’odore di candeggina nella stanza le faceva venire un leggero mal di testa, o forse era per le parole delle due donne al suo fianco. Sophie era seduta nella sala d’attesa di un consultorio. Aveva visto il numero in un programma televisivo, e aveva chiamato per prendere un appuntamento. Due giorni prima aveva scoperto di essere incinta. Era al secondo anno di medicina, e il suo ragazzo era al quarto. Non avrebbero potuto crescere un bambino negli appartamenti del campus universitario, quelli ottenuti grazie alla borsa di studio.

Dovevano cercarsi un altro alloggio e soprattutto un lavoro per mantenere il bambino.

Le due donne, che erano una quarantenne italiana e una prostituta del Ghana, entrambe lì per abortire, stavano cercando di convincere anche lei a fare lo stesso.

C’erano un mucchio di ragioni valide per cui sarebbe stato logico abortire. Ad esempio perché l’avere un figlio avrebbe messo a repentaglio i suoi sogni di diventare medico. Oppure perché sarebbe stata una delusione per tutte le persone, in particolare per suo zio che aveva creduto nel suo sogno, e le aveva regalato i soldi e quindi la possibilità di partire per l’Italia, due anni e mezzo prima…

C’erano un mucchio di ragioni valide, e le frasi di quelle due donne accanto a lei nella sala d’attesa, sembravano molto ragionevoli…

“Ciao Sophie, noi ci chiamiamo Sara e Anna, lavoriamo per questo consultorio. Accomodati pure. Sappiamo che hai scoperto di essere incinta da poco, ti vorremmo chiedere se hai già preso una decisione riguardo alla gravidanza, se portarla avanti oppure interromperla…”

“Io e il mio ragazzo vogliamo assolutamente tenere il bambino. Però siamo entrambi studenti, e siccome le nostre famiglie sono in Costa D’avorio e non hanno possibilità di darci una mano, sono venuta a chiedervi se ci potreste aiutare a trovare un lavoro!”

∼ Firenze, Italia, 2015 ∼

Anna guardò il registro dei conti aperto sulla scrivania del suo ufficio nel consultorio. Sorrise. C’erano tante righe che corrispondevano ai soldi che pian piano, ogni mese, Sophie e suo marito François stavano restituendo. Negli anni precedenti avevano aiutato quei due ragazzi con un contributo per pagare l’affitto che aveva permesso loro di non smettere gli studi dopo la nascita della loro prima figlia. Ed ora, che si erano laureati ed avevano iniziato il loro lavoro di medici, avevano insistito per restituire quei soldi.

Qualche giorno prima Sophie aveva detto alla sua collega Sara che si sarebbero trasferiti a Roma, dove François avrebbe iniziato un master. Quando Anna l’aveva saputo le erano venuti gli occhi lucidi, le sarebbe mancata quella ragazza così determinata!

Si ricordava ancora la sensazione di stupore quando Sophie era entrata, giovanissima e un po’ spaesata, ma molto decisa a voler portare avanti la gravidanza. E a laurearsi.

Dopo la nascita della piccola Chloe avevano fatto cose che a raccontarle sembravano impossibili. Sophie e François si davano il cambio per frequentare le lezioni, per lavorare ed essere sempre presenti con la piccola. Sophie lavorava ogni sera, faceva le pulizie nelle case, invece François lavorava nel weekend come lavapiatti. Studiavano appena avevano un momento libero, e se non lo trovavano durante il giorno, studiavano di notte.

Si erano anche sposati, qualche anno più tardi, quando Sophie era incinta della loro secondogenita, Linda.

Anna sorrise, di nuovo, pensando a quella ragazza straordinaria che era riuscita a dare l’ultimo esame quindici giorni dopo il parto cesareo e a preparare la tesi facendo da mamma a due bimbe piccole.

Ogni volta che qualcuno si lamentava dicendo che il suo desiderio era impossibile, Anna raccontava la storia di Sophie. Quella ragazza era la prova vivente che la volontà può sconfiggere tutti i ‘non ce la faccio’ del mondo!

∼Roma, Italia, 2016 ∼

“Amore, perché sei così giù di morale? E’ successo qualcosa a scuola?”

“No mamma, è solo che una mia compagna oggi non voleva giocare con me perché ha detto che io sono nera. Allora io le ho fatto vedere che la mia pelle non è proprio nera, è più marrone! Però non sono riuscita a convincerla…”

Sophie sentì un brivido percorrerle la schiena. Lei era sempre stata una di quelle persone che si arrabbiano di fronte alle ingiustizie. Però in questo caso, con la figlia, avrebbe dovuto affrontare la cosa con tutta la calma di cui era dotata. Prese Chloe tra le braccia e le spiegò che l’avere la pelle nera, o marrone, era solo questione di melanina.

“La melanina è una sostanza del corpo, e noi che veniamo dalla Costa d’Avorio ne abbiamo un pochino di più! Questo non è un buon motivo per escludere una persona dai giochi. Il colore della pelle non rende una persona più simpatica, più intelligente o più brava. E’ solo una caratteristica, proprio come l’avere i capelli rossi oppure gli occhi azzurri.”

“Quindi una persona nera e una persona bianca possono essere amici?”

“Certo!”

Sophie sorrise. Avrebbe voluto che le sue figlie non scoprissero mai il razzismo, non solo quello urlato nelle piazze da certi politici o da certe folle inferocite, ma anche quello subdolo e alcune volte impercettibile delle persone ‘per bene’, quelle che si sentono migliori per la loro pelle bianca. Questo tipo di razzismo era la cosa contro cui lei si scontrava quotidianamente.

Le succedeva spesso di dover dimostrare il suo valore, come se partisse da un gradino più basso rispetto alle persone con la pelle bianca. Anche nel suo lavoro di medico era così. Una volta una paziente le aveva chiesto di lavarsi e profumarsi prima di visitarla.

“Sai, io non sopporto l’odore che avete voi, gente di colore…”

Quella volta Sophie aveva detto alla signora che non l’avrebbe visitata piuttosto che accettare quell’offesa. La signora, suo malgrado, si era fatta auscultare e toccare. Alla fine del controllo, però, aveva cambiando idea sulla dottoressa. Si era scusata, complimentandosi per la professionalità e i modi delicati di Sophie. Le aveva regalato una collana di perle…

“No signora, io non voglio accettare questo regalo. Le chiederei, invece, di essere meno razzista in futuro… Se dovesse avere ancora problemi allo stomaco non esiti a chiamarmi. Arrivederci.”

Sophie sapeva che la sua vita in Italia sarebbe stata una lotta senza sosta contro le discriminazioni, la paura del diverso e l’ignoranza. Ogni tanto era davvero difficile non farsi scoraggiare da certe frasi di disprezzo, soprattutto quando venivano pronunciate da ragazzi giovani…

Per fortuna, però, esistevano uomini e donne come Anna o come Sara, del consultorio di Firenze, che si impegnavano ad aiutare gli altri, tutti gli altri. Di qualsiasi razza, religione, e pensiero fossero. Sophie si sentiva grata nei loro confronti, perché sapeva che il mondo aveva bisogno di persone così!

E, io aggiungerei, che il mondo ha anche bisogno di persone e di storie come quella di Sophie.

“C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà.” (A. Einstein)

Sapete cosa mi ha detto Sophie quando ci siamo incontrate? Che le piaceva l’idea di scrivere la sua storia non perché si sentisse una persona speciale, ma perché l’essere riuscita a realizzare il suo sogno di diventare medico e mamma, assieme, può dare una speranza in più a tutte quelle donne che vogliono abortire per paura di dover rinunciare ad un desiderio personale.

Sophie è la dimostrazione che ce la si può fare! Soprattutto se si sceglie di condividere la propria vita con un uomo come François, il suo amore e il suo supporto sono stati, e continuano ad essere, la causa e la conseguenza di questa storia meravigliosa, a tratti, quasi incredibile.

Se aveste bisogno di un aiuto, ecco dove trovare i contatti del consultorio della vostra città: http://www.comuni-italiani.it/salute/consultori.html (apri link ->) ,vi auguro di trovarci persone speciali come Sara e come Anna.

 

 

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. serena ha detto:

    Magnifica Sophie! Sei una grande! 😍

  2. enrico ha detto:

    INTERRESANTE

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