Giulia | addio anoressia e addio bulimia, io voglio correrre

il

Giulia ha un bellissimo sorriso, uno di quelli che più che dai denti é caratterizzato dagli occhi.

I suoi occhi brillano. E sono in netto contrasto con quello che racconta.

Le parole chiave della storia di Giulia sono tre: anoressia, depressione e bulimia.

In verita’ poi, alcuni anni e tante battaglie dopo, di parole se ne sono aggiunte altre: guarigione e passione.

E anche amore. Quello per se stessi e quello per la vita, che in certi casi, come in quello di Giulia, ad un certo punto ha preso il sopravvento ed ha permesso alla protagonista di questo racconto di vincere il premio piu’ bello per chi soffre di disturbi alimentari: tornare a stare bene, per davvero!

“L’ultimo anno di liceo, quando è iniziato tutto, facevo tantissime assenze perchè mi venivano gli attacchi di panico solo all’idea di entrare a scuola.

Durante le lezioni pensavo solamente a come avrei fatto a non mangiare. Pensavo a che scusa dire per andare in bagno a vomitare ciò che non potevo rifiutarmi di mangiare. Pensavo a quali cibi eliminare definitivamente e quali concedermi, anche l’acqua alcune volte diventava ‘proibita’. Oppure pensavo a quale fermata del pullman scendere per camminare di più, e quindi bruciare le calorie accumulate con il caffè (senza zucchero) che avevo bevuto.

Ricordo il freddo, dentro e fuori di me. Passavo intere ore incollata al termosifone senza nemmeno accorgermi se scottasse o meno, perche’ avevo perennemente i brividi. Ricordo che stare seduta per tanto tempo mi dava fastidio perché le ossa sfregavano sulla pelle.

Ricordo che appena potevo controllavo pancia e fianchi, e toccandomi con le mani riuscivo sempre a trovare “qualcosa di troppo”. Non ero MAI magra abbastanza.”

Quello che all’inizio del racconto io non sapevo è che il cibo non è né la causa né il vero motivo dei disturbi alimentari.

Il cibo, quello rifiutato e quello delle abbuffate, è solo il sintomo di un bisogno ben più grande.

E l’anoressia è una forma di comunicazione. Tutto quello che Giulia non esprimeva con le parole o con le emozioni, lo faceva inconsapevolmente dire al suo corpo.

“L’anoressia mi annullava, mi toglieva la voglia di vivere e l’energia per fare le cose.

Mi vergognavo a dire che stavo così male. Mi sentivo una fallita. Mi sentivo sola. Mi isolavo. Avevo perso una ventina di chilogrammi e quindi anche la testa aveva subito qualche squilibrio a causa delle carenze nutrizionali. L’anoressia mi ha portata dritta alla depressione.

Mi capitava di passare intere giornate sul letto chiedendomi cosa non andasse in me. Non mi interessava nemmeno quando il dietologo mi diceva che potevo morirne. Un po’ come se la mia sofferenza non fosse mai abbastanza…”

Giulia non mangiava quasi nulla, ed aveva una fame immensa. Ma era proprio la capacità di controllare e mettere a tacere questo istinto che le dava l’impressione di avere il controllo sulla sua vita.

L’anoressia, con le sue regole ferree, le concedeva l’illusione di ordine, di stabilità, in qualche modo il non mangiare diventava una sicurezza. Fasulla. Esattamente come sono fasulle le sicurezze date da qualsiasi tipo di dipendenza.

“Mangiavo senza olio e senza sale, perché anche gustare un buon sapore mi faceva sentire in colpa. Avevo una visione completamente distorta delle cose.

Mi sono iscritta all’Accademia delle Belle Arti. Ma dopo pochi mesi ho rinunciato perchè non “mi sentivo all’altezza”. Come ogni cosa che facevo… non ero mai abbastanza brava. In niente.

Nel frattempo il mio corpo denutrito ha iniziato a ribellarsi ed io ho cominciato ad avere attacchi bulimici pesanti.

Sapevo che se mi fossi concessa un ‘alimento proibito’, anche solo un pezzetto di cracker, si sarebbe scatenata l’abbuffata. Ma era più forte di me. Volevo MANGIARE MANGIARE MANGIARE. Più cercavo di trattenermi, più l’impulso diventava forte e incontrollabile. Magari facevo un assaggio da un piatto con gli avanzi della sera prima e di colpo mi ritrovavo a mangiare di tutto. Ingurgitavo ogni cosa che trovavo in dispensa, una confezione intera di biscotti, poi un’altra, poi tutto il vasetto del miele, ogni pacchetto di patatine, tutte le tavolette di cioccolato e tutte le scatolette di tonno che c’erano. Quando le provviste in casa finivano, prendevo la macchina e uscivo. Andavo in panetteria, al supermercato, al bar, alla caffetteria del cinema, in pasticceria, in ognuno di questi posti comperavo cibo, cibo a non finire, poi mi rifugiavo in macchina e trangugiavo ogni cosa. Senza gusto, senza alcun senso del sapore. Dolce, salato, tutto assieme, tutto veloce. Con una foga bestiale.

Dopo ore di abbuffata, quando finivo, mi ritrovavo nella mia auto in qualche parcheggio isolato, magari nel mezzo della notte, a piangere, disperata. Il dolore allo stomaco era insopportabile, e le fitte duravano ore.”

Era un circolo vizioso. MANGIARE-DIGIUNARE-ABBUFFARSI-VOMITARE-DIGIUNARE- MANGIARE.

L’anoressia era il controllo ossessivo, la bulimia invece, la perdita totale di ogni freno o barriera che Giulia si era autoimposta.

Tutte quante le cose della vita, gli affetti, le passioni, le amicizie passavano in secondo piano rispetto all’unico pensiero insistente nella mente di Giulia: il cibo.

Ma il cibo, o i chilogrammi, sono solo il sintomo di un dolore molto profondo e molto radicato. A cui non sempre, e soprattutto non subito, si riesce a dare un’identita’.

 ∼

“La verità è che bisogna dare più peso alle proprie emozioni. Non vergognarsene. PARLARE E PARLARNE.. Anche se sembrano stupide: non c’è niente di stupido a stare male!”

 ∼

Ci sono state tante terapie e terapisti, tanti tentativi e tante persone che hanno provato ad aiutare Giulia.

Soprattutto, ci sono state – e sono state preziose – le persone che con tanta pazienza hanno ‘illuminato la strada’ di Giulia. Mostrandole ogni volta la realtà. Mostrandole che un piatto di pasta o una fetta di torta non sono un nemico, il nemico da combattere sono le emozioni represse e le parole non dette…

E alla fine di questo lungo percorso, pieno zeppo di cadute e di ricadute, Giulia ha trovato una forza che le ha permesso di dire, e dirsi: ‘Io voglio stare bene!’.

Per essere intellettualmente onesta con chi legge, vorrei sottolineare una cosa che Giulia mi ha spiegato, perche’ e’ troppo importante, ed e’ l’elemento che rende questa storia reale, e non una bella favola inventata: per guarire dai disturbi alimentari la forza di volontà a volte non basta, perché la malattia è capace di distruggere ogni pensiero positivo e tentativo di risalita presente nella propria mente..

“Per me è stato fondamentale accettare l’aiuto, non solo quello dei medici, ma anche e soprattutto quello delle persone che mi vogliono bene.

Il primo passo è la consapevolezza della malattia.

I disturbi alimentari nell’inconscio di chi ne soffre diventano una sorta di protezione e anestesia, e più passa il tempo e più i sintomi diventano quotidianità. La psicoterapia mi ha aiutata a scardinare e analizzare i pensieri contorti e i comportamenti malati che avevo. Da sola non ce l’avrei mai fatta!

Ho conosciuto 7 psicoterapeute. Non è sempre immediato trovare la persona giusta.

Con alcune di loro ho fatto un pezzetto di strada.. con altre ho smesso quasi subito perché ero completamente bloccata.

Guarire e’ un po’ come imparare nuovamente a camminare dopo un’infortunio, all’inizio e’ necessaria una sedia a rotelle. Poi pian piano inizi ad alzarti, ma procedi con le stampelle… Mentre vai avanti ti guardi attorno e ti accorgi che ci sono tantissime mani, pronte a sostenerti, all’inizio non ti fidi perché pensi di farcela da sola, ma continui a cadere e così provi ad afferrarne una. Pian piano togli una stampella e ti rendi conto che ce la puoi fare. Cosi’ levi anche l’altra stampella. Poi ricadi e torni a prendere la stampella perché ti fa paura stare senza. Pensi di non farcela!  Afferri più mani. Un passo alla volta.. Prendi fiducia (negli altri e in te stessa). Riesci a togliere le stampelle e ti rendi conto che potresti anche correre.. è bellissimo, anche se sai che potresti rovinosamente cascare a terra, ma ora non sei piu’ sola, perche’ hai costruito una “rete di mani”, e hai rafforzato la muscolatura. Ora puoi sostenerti con le tue gambe e prendere velocità. Se poi un giorno dovessi cascare, sai che potrai rialzarti, perche’ hai imparato come si fa!”

Nel concreto, la guarigione per Giulia è iniziata con i pasti assistiti. Che sono dei pasti durante i quali un’infermiera veglia sulle persone affette da disturbi alimentari. É un luogo protetto, e per questo motivo oltre all’assistenza, i bagni rimangono chiusi per due ore dopo il pranzo. Vengono proposte molte attività, e progetti di reinserimento sociale.

E poi lo ‘stare sempre meglio’, e’ arrivato come un’onda in tutta quanta la vita di Giulia, culminando in una passione coltivata in modo sano: la corsa.

Giulia, ad un certo punto della sua guarigione , si è appassionata a questo sport. Si e’ iscritta ad una societá di atletica e cosi’ il cibo, inteso come alimentazione corretta, e’ diventato l’alleato per avere le energie necessarie per correre.

“Ho ripreso a mangiare la pasta. All’inizio non è stato facile, ma poi la passione per la corsa ha battuto la malattia. Ho iniziato ad avere un motivo in piu’ per mangiare anche le cose che prima mi facevano paura.  Sapevo che senza le energie giuste non potevo fare quello che amavo: correre.”

C’è voluto del tempo, ma Giulia è tornata a vivere. Si vede anche dai suoi occhi, e dai suoi sorrisi. Si vede dal suo, nuovo, sogno: correre una maratona.

Giulia ha accettato di raccontarsi per un’unica bellissima ragione. Perché vorrebbe che la sua storia diventasse un ‘buon motivo in più’ per quelle persone che stanno combattendo contro i disturbi alimentari, e per coloro che non sono ancora riusciti a tendere una mano per chiedere aiuto…

“Il dolore non ha età, non ha peso… i disturbi alimentari non sono un capriccio e non c’è nulla di cui vergognarsi!

NON ABBIATE PAURA A CHIEDERE AIUTO!

E’ Importante. Anche se fa una paura tremenda. 

La vita, quella  vera, non è fatta di ossessione. 

Vorrei guardarvi negli occhi, prendervi per mano e dirvi che, anche se in questo momento vi sembra impossibile, SI PUO’ TORNARE A SORRIDERE!

UN PASSO ALLA VOLTA.

SENZA ANORESSIA.

SENZA BULIMIA.”

 

Giulia.

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19 commenti Aggiungi il tuo

  1. anna V. ha detto:

    Giulia e Carola, grazie grazie grazie!! Mia figlia sta combattendo contro questro mostro di anoressia, e questa testimonianza mi dá tanta speranza.

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie di cuore Anna. Un abbraccio a tua figlia.

    2. Giulia Marchetto ha detto:

      Grazie Anna! Sono felice che il messaggio di speranza sia arrivato a lei e spero arrivi anche a sua figlia. Un abbraccio a lei e a sua figlia.

  2. GIOIA ha detto:

    “La vita, quella  vera, non è fatta di ossessione”

    😘

  3. franci ha detto:

    Magnifica Giulia!!

    1. Carola A. ha detto:

      Confermo! Grazie Franci 🙂

  4. Anonimo ha detto:

    Grazie di cuore per i tuoi racconti. Sei una persona speciale. Un bacio e carissimi auguri 💖 . Manu

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie mille Manu!! 💗

  5. Giulia ha detto:

    ❤️💗

  6. Veggie ha detto:

    Grazie per questa tua bellissima ed importantissima testimonianza… Il cuore dei DCA è il silenzio, ed è proprio così che s’inizia a combattere: rompendolo.

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie di cuore!

  7. veronica💙 ha detto:

    Ciao Giulia, quanti anni sono passati tra l’inizio e la guarigione?

    1. Carola A. ha detto:

      Ciao Veronica, Giulia ti ha risposto qui sotto. Un abbraccio!

    2. veronica💙 ha detto:

      Grazie. Sono preoccupata per una persona a cui voglio bene, questa malattia é estraniante… lei mi sta tagliando fuori dalla sua vita e sembra impossibile poterla aiutare. Anche tu ‘rifiutavi’ gli amici?

  8. Giulia ha detto:

    @VEGGIE vero!! E’ proprio così.

    @ Ciao Veronica, sono passati 10 anni.
    Se hai domande sono qui❤️

    1. Giulia ha detto:

      Veronica, purtroppo è proprio così. Credo che ogni persona che ne abbia sofferto possa confermarlo.
      Capisco quanto ci si possa sentire impotenti di fronte ad una persona Che soffre di Disturbi alimentari.
      A me verrebbe da consigliarti di non forzarla.. ma di farle capire che tu ci sei, anche se lei ti respinge, non allontanarti. Continua a starle vicino.
      Se vuoi scrivermi, ti posso lasciare la mia e-mail.
      Un abbraccio.

    2. veronica💙 ha detto:

      Grazie, davvero! Ho appuntamento con una psicologa venerdí per parlare di questo, se ho qualke altra domanda ti scrivo. La tua testimonianza é stata un ‘luce’ per me. Grazie per avere avuto questa forza. Buona continuazione. Vero:)

  9. Giulia ha detto:

    Grazie a te Veronica! 😘 Sono sicura che la psicologa ti sarà d’aiuto.
    Il coraggio di raccontarmi l’ho trovato proprio per la speranza di “dare una luce” a persone come te. Oppure a qualcuno come la tua amica..
    se ti va, fammi sapere.

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