Daniela | Quanto pesa un’emozione

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“Ho capito da un particolare quanto fosse speciale. Lei era appena arrivata ad abitare nella casa dove stavo io da qualche mese. Una sera mi sono offerta -maledicendomi mentalmente poco dopo- per aiutarla a trasportare dall’altra parte della città il suo pesante lettino da fisioterapista. Abbiamo riso, corso per non perdere la coincidenza dei vari bus, rischiato di farlo cadere quel lettino. Poi ad un certo punto lei si è girata, aveva gli occhi pieni di lacrime ‘Grazie Carola per avermi aiutata’.

Ecco in quel preciso momento, per quella gentilezza per caso, io ho capito quanto dolore c’era dentro di lei.

Ed ho capito che avrei voluto conoscere la sua storia”

 

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Questa è la storia di Daniela. Scriverla, per me, è stato difficile. Ho cancellato, strappato e cucito assieme parti del racconto. Alla fine, scontenta del risultato ottenuto, ho ricominciato da un foglio bianco.

Questa mia difficoltà, in effetti, rappresenta bene chi è Daniela. Una donna assolutamente complessa, da scrivere. E da conoscere.

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Daniela è nata nel 1980 in un paesino in provincia di Avellino. Ha i capelli rossi, gli occhi verdi e il dono, alle volte difetto, di dire quello che pensa senza troppi filtri né falsità.

Solo pochi, gli osservatori attenti o chi le vuole bene, hanno la possibilità di conoscere l’aspetto più intimo e dolce di Daniela. La maggior parte delle persone si ferma a percepire la sua ironia affilata e la sua determinazione, alle volte tagliente schiettezza.

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Quando era piccola a volte succedeva che il suo papa’ gonfio di rabbia e di frustrazione picchiasse la sua mamma. Qualche volta quelle mani grandi colpivano anche Daniela e suo fratello maggiore. Daniela mi ha raccontato come la mamma portasse i figli a nascondersi sul balcone di casa, per proteggerli dalla furia cieca del papa’.

Le botte cessarono quando la sua mamma, in un atto disperato, lasció il marito violento.

A questo seguì una depressione non curata che si riversò su Daniela tramite poche, troppe poche, attenzioni. La sua mamma d’improvviso si trovo’ da sola a crescere una figlia, una, perche’ il fratello di Daniela ando’ ad abitare con il papa’. Anche a scuola Daniela fu obbligata a comprendere la malvagita’, suo malgrado, prima dei suoi coetanei: la sua maestra era cattiva, o forse banalmente stupida, e durante gli anni delle elementari isolo’ e maltratto’ la piccola Daniela. Non aveva capito che quando hai sette anni ed una mamma che non bada troppo a te, i compiti li sbagli, anche se sei intelligente.

Il motivo per cui io ho voluto scrivere di lei riguarda quello che è avvenuto dopo. Perché secondo me quando si diventa grandi ricevendo meno cura e amore di quanto se ne avrebbe bisogno, il rischio di fare scelte sbagliate, l’essere poco combattivi nella vita o anche più semplicemente la rabbia verso il mondo aumenta esponenzialmente. E invece Daniela è tutto l’incontrario di questo. Lei si batte come una leonessa per raggiungere gli obiettivi che la possono rendere felice. Qualche mio amico direbbe ‘Daniela non molla un cazzo’, che è un po’ volgare ma rende perfettamente l’idea di che donna è.

La sua mamma, quando lei era adolescente, si ammalo’ di una malattia degenerativa che la costrinse ad entrare ed uscire da vari ospedali, e poi ad un ricovero lungo anni.

Daniela per non lasciarla sola in ospedale, all’età di 16 anni decise di abbandonare la scuola in modo da poterla assistere. Voleva che la sua mamma ricevesse le cure migliori, voleva che non rimanesse mai sola durante il difficile percorso che l’ha condotta cinque anni dopo alla morte.

Io mi sono immagina quella cocciuta di Daniela, a sedici anni, che discuteva con i medici su quale fosse la terapia migliore. Mi sono immaginata la sua brandina piazzata di fianco al letto di mamma, l’ospedale diventato la sua casa, gli infermieri simpatici e quelli meno, la noia, le lunghe attese, il dolore, la gioia quando mamma aveva una giornata ‘sì’…

E poi mi sono immaginata il giorno che mamma se ne è andata, il vuoto, la necessita’ di ricominciare, il rischio di perdersi, quello di rovinarsi la vita per sempre che corrono tutte le persone che si sentono sole al mondo… e invece Daniela ha fatto una cosa spiazzante: è tornata a scuola, per diplomarsi!

Mi ha raccontato quanto è stato difficile tornare sui banchi, ventenne, con compagni poco più che bambini. Il primo giorno di ritorno-a-scuola, si e’ fatta accompagnare dalla sua cuginetta. Ride quando lo racconta, conscia di quanto sia sempre difficile fare i conti con quello che si è, quando si ha l’impressione di essere rimasti indietro nella vita rispetto ai propri coetanei.

Dopo il diploma Daniela è partita per l’Inghilterra, lavorando si è pagata i corsi di inglese, ha conosciuto il suo primo fidanzatino e la libertà bella dell’essere adulti…

Ed è a questo punto della storia che l’onda del passato è tornata a sbattere sulla vita di Daniela. Il dolore, il senso di solitudine, la rabbia non sfogata, non si possono cancellare. Lasciano sempre una traccia dentro le nostre vite. Ed in quella di Daniela si sono trasformate in cibo. Tanto, troppo. Cibo come sfogo, cibo come droga. Daniela mangiando saziava la fame dell’anima. Quella fame di cura e attenzione che le è così evidentemente mancata. I chilogrammi in un certo senso facevano da scudo tra Daniela e le sue sofferenze. Era come se il grasso la proteggesse dal resto del mondo, facendola sentire sicura, in un certo senso la abbracciava.

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Daniela mi ha raccontato come grazie a due bravi terapisti è riuscita a scavare negli anni difficili della sua vita. Questo lungo percorso che secondo me assomiglia tanto al lavoro che fanno i cesellatori per dare armonia ed equilibrio alla scultura, puo’ essere riassunto in tre grandi e coraggiose decisioni.

La prima riguarda lo stare bene con il proprio corpo e tutte quelle emozioni che avevano portato Daniela all’obesita’: dopo un anno di preparazione senza abbuffate, Daniela si e’ sottoposta ad un intervento di bariatria, a Milano, dove nel frattmpo si era trasferita. Questo intervento consiste nell’inserimento di una sorta di palloncino all’interno dello stomaco per ridurre il senso di fame. Per poter essere idonea all’operazione, Daniela ha dovuto cambiare il suo stile di vita: fare sport e mangiare in modo sano, durante questo percorso non erano rari i momenti di depressione e le ricadute di abbuffate.

“Non sarebbe corretto raccontare che e’ stato facile, e’ stato un percorso molto difficile, pieno di cadute e voglia di abbandonare. Sono stata depressa, ed ho ricominciato ad abbuffarmi molte volte, ma alla fine, grazie soprattutto ai meravigliosi terapisti che mi hanno seguita e supportata, ce l’ho fatta!”

 

La seconda decisione, che e’ la primissima cosa che mi e’ piaciuta di Daniela, e’ questa: a 36 anni lei ha avuto il coraggio di cambiare tutto e rimettersi in gioco.

Il lavoro sicuro e ben pagato e la vita in Svizzera, dove si era trasferita dopo gli anni milanesi facevano sentire Daniela scontenta e un po’ infelice. E così lei si è licenziata, ha riempito la sua valigia con un nuovo sogno nel cassetto ed alcuni sassolini nella scarpa da far fuori, si è iscritta alla migliore scuola di massaggi sportivi di Londra ed è tornata a vivere in Inghilterra.

Al momento Daniela fa due lavori per potersi permettere la vita e la scuola a Londra, studia tanto, ed è la più talentuosa e promettente della classe (provato per voi😜), combatte un senso di solitudine che arriva in parte dal suo passato e che viene addolcito da alcune amicizie meravigliose coltivate negli anni. Ma soprattutto Daniela è una donna che dimostra a tutti ogni santo giorno che i limiti nella vita sono solo nella testa, e che il modo per non appassire o per non smettere di ricercare la felicità è uno soltanto: CAMBIARE.

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La terza decisione, infine, e’ un’aggiunta alla prima versione di questo testo.

 “Sicura di voler scrivere anche questo?”

“Si’! Perche’ e’ la cosa piu’ dura che io abbia mai fatto!”

Daniela, due anni fa, ha deciso di andare a trovare suo padre che non vedava da quando lei aveva nove anni. Tra la decisione ed il coraggio di farlo sono passati mesi. Daniela mi ha raccontato che andare da lui ha significato perdonarlo.

Perdonarlo per le botte. Per la non presenza. Per il non sostegno. Per il non essere stato padre.

Daniela ha pensato a quello che voleva concedere a se stessa, piuttosto che a quello che quell’uomo fatto di sbagli e brutture si meritava.

Non credo che molte persone abbiano mai provato l’emozione di presentarsi all’uscio di un genitore che genitore non e’ stato. In quel momento entrano in gioco l’odio e l’amore, si mescolano tra di loro, e tutto si basa su quanta forza hai nel mettere in mostra tutta la tua vulnerabilita’.

“Ciao papa’, sono Daniela…”

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Daniela mi ha sorriso dolcemente quando gli ho chiesto che rapporto ha lei, ora, con suo padre. Una volta ogni due settimane si sentono al telefono, molta codialita’,  poca profondita’ e l’ironia che li accomuna. Ma questo loro rapporto un po’ banale forse e’ solo un dettaglio perche’ il vero punto di orgoglio di Daniela e’ altro. Lei, perdonando chi le ha fatto del male, ha scacciato via la rabbia. Lei ha compreso, vivendolo sulla propria pelle, una legge universale, spesso sottovaluata: il perdono e la gentilezza fanno bene a chi li compie perche’ rendono migliori. Ecco, Daniela e’ cosi’, dolce e tosta, e migliore. Migliore di come la vita e’ stata con lei.

 

Good luck Dani, dalla tua varesina maledetta 😘

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6 commenti Aggiungi il tuo

    1. Carola A. ha detto:

      grazie di cuore Santiago

  1. Elisa ha detto:

    Brava Carola,hai descritto la mia Dani con attenzione, e’ una donna splendida, che dietro alla sua spessa corazza, nasconde una dolcezza infinita!!!Ti adoro Dani!!Tua Eli

    1. Carola A. ha detto:

      Grazie di cuore Elisa 🙂

  2. aquesitelocuento ha detto:

    Tristezza. Solitudine. Dolcezza. Forza. Grinta. Amore. Rinascita. Tutto questo emana la tua storia! Complimenti davvero! E complimenti a Daniela, per essere la persona che è! Un abbraccio e un imbocca al lupo!

    1. Carola A. ha detto:

      grazie grazie grazie

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